Fipe
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La Fipe, Federazione Italiana Pubblici Esercizi, è l’associazione leader nel settore della ristorazione, dell’intrattenimento e del turismo, nel quale operano più di 300 mila aziende.
FIPE rappresenta e assiste bar, ristoranti, pizzeria, gelaterie, pasticcerie, discoteche, stabilimenti balneari, ma anche mense, ristorazione multilocalizzata, emettitori buoni pasto e casinò.
Conta circa 1 milione di addetti ed un valore aggiunto di oltre 40 miliardi di euro.
Il Presidente è Lino Enrico Stoppani.
IL RUOLO DI FIPE
FIPE si propone come aggregatore del tessuto imprenditoriale del turismo e, in particolare, della ristorazione e dell’intrattenimento in Italia nelle sue più varie forme. Il principale obiettivo è la diffusione della conoscenza dell’attività dei propri associati, il ruolo preminente che essi rivestono nella creazione del PIL del nostro Paese, la difesa del Made in Italy tipica del settore e la capillarità della presenza in tutto il territorio nazionale.
FIPE si fa portavoce delle istanze degli imprenditori e le rappresenta presso le Istituzioni: audizioni presso le Commissioni parlamentari, interventi nei gruppi di lavoro delle Agenzie governative e dei ministeri, partecipazione ai tavoli di confronto ministeriali, supporto alle Associazioni nazionali e alle singole aziende.
Obiettivo di FIPE è rendere strutturale e consolidare nel lungo periodo le relazioni con i suoi associati e con il Governo, proponendosi come trait d’union tra questi due fondamentali stakeholders.
| Carlo Giorgio Comino | Rappresentante |
Violenza sulle Donne, Imprenditrici Fipe-Confcommercio: “I locali diventino presidi di sicurezza”
“È ora di spezzare il collegamento ideale che ancora troppi fanno tra locali notturni, alcol, droga e violenza, in particolare quella sulle donne. I dati ci dicono che gli abusi avvengono in larga maggioranza in famiglia, ma i casi di cronaca raccontano di troppi episodi di violenza iniziati all’interno dei locali e poi degenerati all’esterno. Tutto questo non può più essere accettato: i luoghi dell’intrattenimento e della socialità devono diventare sinonimo di sicurezza per tutti. Sia per le donne che li frequentano sia per le donne che ci lavorano. È un tema che mi sta particolarmente a cuore e che intendo portare all’attenzione dell’Assemblea annuale delle donne imprenditrici di Fipe-Confcommercio, in programma il prossimo 2 dicembre”.
Così Valentina Picca Bianchi, presidente delle Donne imprenditrici di Fipe-Confcommercio – la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne.
“È del tutto evidente – aggiunge Picca Bianchi – che la responsabilità degli atti di violenza è sempre e solo di chi li compie, ma è nostro dovere creare le condizioni affinché le ragazze che frequentano i nostri locali si sentano in diritto di svagarsi serenamente, senza dover tenere sempre alta la guardia. Devono sapere che ci siamo noi a vigilare sulla loro sicurezza. Ecco perché nel 2021, quando potremo riappropriarci del diritto alla socialità, come Fipe lanceremo una grande campagna sui locali sicuri”.
Manovra, Fipe-Confcommercio: “Servono liquidità a lungo termine e interventi strutturali per ridurre costi imprese”
Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, promuove l’impianto complessivo della manovra di bilancio 2021, ma mette in guardia dal rischio che le misure più importanti perdano di efficacia. In particolare quelle studiate per garantire nuova occupazione e assicurare liquidità e accesso al credito alle imprese.
“Bene aver puntato sull’occupazione giovanile e femminile – ha sottolineato il direttore generale di Fipe-Confcommercio, Roberto Calugi, in audizione davanti alla commissione Attività produttive della Camera – ma è sbagliato escludere dal contributo chi nei mesi precedenti è stato costretto a licenziare. Si arriverebbe al paradosso di impedire nuove assunzioni alle aziende che hanno sofferto maggiormente a causa del Covid”.
L’altra grande incognita sulla quale intervenire è rappresentata dagli strumenti studiati per garantire liquidità alle imprese. Strumenti che fino ad ora si sono rivelati solo in parte efficaci, visto che solo 101 dei 400 miliardi attesi con il Dl Liquidità sono stati effettivamente erogati, anche a causa delle posizioni rigide degli istituti di credito che giudicano inaffidabili le imprese maggiormente colpite dalla crisi. Primi tra tutti, i pubblici esercizi.
“Noi sosteniamo che il 2020 vada considerato alla stregua di una “bad company” dove far confluire il debito generato da un evento drammatico – ha spiegato Calugi - Vanno messi gli imprenditori nella condizione di poter ripagare i debiti di questo anno catastrofico, con una liquidità a lungo periodo di almeno 20 anni con un preammortamento di almeno 36 mesi, che permetta alle imprese che sono oggi in stato prefallimentare di ottenere quella liquidità necessaria per rialzarsi e ripagare il debito in un periodo sostenibile. Va coinvolta Cassa Depositi e Prestiti per permettere una sostenibilità anche da parte del sistema creditizio”.
Ricette di lungo periodo che devono però accompagnarsi al rafforzamento degli interventi emergenziali più volte evidenziati, dai contributi a fondo perduto da rifinanziare, a un incentivo ai privati a rimodulare i canoni di locazione dei fondi commerciali.
“I 3.800 milioni per i contributi a fondo perduto sono fortemente insufficienti – conclude il direttore generale di Fipe – a sostenere il reale bisogno delle imprese. Come insufficiente è il meccanismo del credito d’imposta sui canoni di locazione. Occorre introdurre una cedolare secca a favore dei proprietari che acconsentano ad una riduzione dei canoni di almeno il 30%”.
Sopravvivere oggi per crescere domani, la Ristorazione italiana guarda al dopo Covid
• Il 4° trimestre dell’anno si chiuderà con una perdita di fatturato di 10 miliardi di euro, pari al 40%.
• La previsione per la fine dell’anno è di una flessione di 33 miliardi di euro su 96 complessivi. Risultato: 60mila imprese del settore a rischio chiusura e oltre 300mila posti di lavoro in bilico.
• Servono ulteriori interventi immediati: rinforzo dei contributi a fondo perduto, crediti d’imposta più robusti e duraturi sulle locazioni commerciali, moratorie fiscali e contributive, accesso al credito.
• Per garantire la sostenibilità sul lungo periodo bisogna puntare sulla professionalità e sulla formazione: la crescita di fenomeni di concorrenza sleale ha determinato un impoverimento della qualità.
Nel momento più complicato della crisi economica e sociale scatenata dalla pandemia da Covid, la Fipe–Confcommercio, Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi tiene la sua assemblea annuale e lo fa alla presenza del premier Giuseppe Conte e di due ministri di primo piano, Teresa Bellanova, titolare della delega all’Agricoltura, e Dario Franceschini, ministro del Turismo.
Una presenza doppiamente significativa. Da un lato perché consente al presidente Lino Enrico Stoppani di ribadire le richieste della Federazione direttamente all’esecutivo. Dall’altro perché dimostra l’attenzione del governo nei confronti dei Pubblici esercizi.
“Nonostante le risorse messe fino ad ora dal governo – Stoppani – lo sforzo non è sufficiente per prevenire le chiusure e gli scenari più catastrofici per il 2020, che parlano di 50mila imprese a rischio e 300mila posti lavoro in bilico. A seguito delle nuove restrizioni, occorre infatti rifinanziare i contributi a fondo perduto per compensare le perdite dei locali, occorre consolidare i crediti di imposta sulle locazioni commerciali e prevedere moratorie fiscali, contributive e creditizie”.
Dopodiché, però, se si vuole dare un futuro al variegato mondo della ristorazione occorre fare un passo in più.
“La pandemia – spiega Stoppani – ha messo in luce alcune debolezze del settore: la fragilità di tante imprese è il frutto dell’espansione quantitativa e non qualitativa cui abbiamo assistito negli ultimi anni, a partire da un processo di liberalizzazioni a tratti semplicistico. Da anni Fipe denuncia il rischio bolla dovuto a un eccesso di offerta: 4,6 imprese ogni mille abitanti. Troppe”.
Secondo il presidente Fipe occorre ripartire da un rafforzamento dei requisiti professionali per l’accesso al settore che deve essere accompagnato da una politica volta a sostenere la domanda del consumatore da un lato e l’imprenditoria di qualità dall’altro.
“Il ricorso massiccio allo smart-working – sottolinea il presidente Stoppani – non si esaurirà con l’attenuarsi della pandemia. Per far fronte alle conseguenze negative che produce e continuerà a produrre sui pubblici esercizi è necessario lavorare non solo sul cash back, per stimolare i pagamenti elettronici, ma anche sull’azzeramento dell’Iva, almeno per tutta la durata della crisi. Allo stesso tempo è essenziale dare vita a un’importante iniziativa di rinnovamento e aggiornamento del sistema dell’accoglienza turistica italiana, rafforzando l’integrazione fra le componenti ricettive e la parte dedicata alla ristorazione e ai servizi”.
Un modo per riconoscere ai Pubblici esercizi non solo l’importante ruolo di servizio, legato all’accoglienza e alla socialità, ma anche quello di componente essenziale delle filiere dell’agroalimentare e del turismo.
Fipe-Confcommercio: “Assemblea permanente fino a fine crisi. La Ristorazione merita un'attenzione continua”
L’assemblea 2020 di Fipe-Confcommercio che si è aperta stamattina con una tavola rotonda cui hanno partecipato il premier Giuseppe Conte e i ministri Bellanova e Franceschini, quest’anno non chiude i battenti. Al contrario resterà aperta fino alla fine della crisi determinata dalla pandemia da Covid-19. Una decisione, quella dei vertici della Federazione Nazionale dei Pubblici Esercizi, tutt’altro che simbolica: l’obiettivo concreto è quello di mettere a disposizione dei 340mila imprenditori del settore un canale diretto per far arrivare la loro voce direttamente al governo, in una fase drammatica per la categoria.
“Oggi – spiega il presidente di Fipe–Confcommercio, Lino Enrico Stoppani – il presidente del Consiglio e i ministri che sono intervenuti alla nostra assemblea hanno ribadito il loro impegno per il nostro settore e questo per noi significa molto. Non solo perché la Fipe è stata riconosciuta come la casa di tutta la ristorazione italiana, ma perché da qui sono arrivate importanti novità. La prima l’ha portata il ministro Franceschini, che ha ribadito l’intenzione di includere la ristorazione tra i beneficiari dei fondi del Recovery Fund destinati alla valorizzazione degli asset turistici. Un’indicazione importante quanto quella annunciata dal ministro Bellanova, che ha ribadito l’intenzione di proseguire i lavori del tavolo unitario presso il ministero dello Sviluppo economico per valorizzare la ristorazione quale componente fondamentale della filiera agroalimentare. L’ultima novità è arrivata direttamente per bocca del premier, che si è preso l’impegno di incrementare i contributi a fondo perduto per le imprese che non possono lavorare a causa delle misure di contenimento della pandemia. Tutti impegni sui quali noi continueremo ad incalzare il governo. Perché le risorse messe in campo fino ad ora, seppur importanti, non sono sufficienti per garantire la sopravvivenza delle nostre imprese.”
Bar e ristoranti sono luoghi sicuri. Fipe-Confcommercio: “La ricerca Nature conferma l'efficacia del distanziamento nei locali, proprio come accadeva in Italia”
“La ricerca Nature non fa altro che confermare quanto ribadito più volte: i pubblici esercizi italiani sono luoghi sicuri”. Così la Fipe-Confcommercio, Federazione Italiana Pubblici Esercizi commenta i risultati dello studio diffuso nelle ultime ore.
“Potrebbe sembrare un paradosso, dal momento che alcune importanti testate hanno ripreso la notizia con titoli allarmistici che indicano bar e ristoranti come potenziali focolai, eppure non è così. Infatti, è la stessa ricerca a confermare come il metodo giusto per diminuire drasticamente i rischi di contagio è quello di ridurre la capienza e aumentare il distanziamento all’interno dei locali, proprio come accade in Italia e come non è accaduto negli Stati Uniti. Non è possibili fare dei paragoni tra due situazioni completamente diverse. I nostri imprenditori hanno fatto sforzi enormi per adeguarsi alle linee guida approvate da Inail e CTS e grazie a questo impegno sono riusciti a rendere i locali dei luoghi sicuri. A testimonianza di questo il fatto che ad oggi non ci risulta alcun focolaio nato nei nostri bar e ristoranti”.
“Alla luce di tutto questo - conclude la Federazione - suggeriamo di leggere la ricerca nella sua completezza e nel modo giusto per evitare di creare ulteriore danno a migliaia di imprenditori già martoriati da questa crisi!”
DL Ristori, Fipe-Confcommercio in Senato: “Situazione drammatica: Salviamo le imprese”
Alzare il coefficiente di moltiplicazione per il calcolo dei contributi destinati alle imprese della ristorazione e di intrattenimento, a cominciare da quelle che operano nelle zone rosse e arancioni, ulteriori settimane di Cassa Integrazione e liquidità a lungo termine.
Sono questi alcuni dei principali correttivi al decreto Ristori messi in fila dal Direttore generale di Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, Roberto Calugi, nel corso dell’audizione odierna davanti alle Commissioni riunite Finanza e Bilancio del Senato. Correttivi necessari per arginare lo tsunami che si è abbattuto sui Pubblici Esercizi negli ultimi nove mesi: mentre in epoca pre-Covid il mondo della ristorazione e dell’intrattenimento contava 330mila imprese, 1,3 milioni di addetti e 90 miliardi di euro di fatturato, il 2020 è destinato a chiudersi con una perdita del 27%, pari a 26 miliardi di euro senza contare le restrizioni imposte dal nuovo DPCM.
“Troppo spesso – ha detto Calugi - le nostre imprese sono ritenute attività non essenziali. Noi rigettiamo con forza quest’impostazione che troviamo profondamente sbagliata nel merito. Per far sopravvivere il settore, serve un cambio di paradigma”.
A cominciare da due aspetti essenziali: il credito e le locazioni.
In ordine al primo “Serve un patto con il sistema bancario per la liquidità delle imprese e serve subito – ha concluso il Dg di Fipe - Va spalmato il debito contratto nel 2020 in un arco temporale lungo, di almeno 20 anni con un preammortamento di almeno 24 o 36 mesi, che permetta alle imprese che sono oggi in stato prefallimentare di uscire dalle macerie e rialzarsi”.
Con riferimento al secondo, “Non abbiamo remore a dire che gli imprenditori di questo settore non sono più in grado di sostenere i costi degli affitti che sono balzati dal 10% al 30% come incidenza del fatturato - ha detto Calugi -. O si interviene con una misura “ad hoc” o i tribunali sono destinati a ingolfarsi di contenziosi”.
Una cosa è certa, lo strumento del credito d’imposta si sta rivelando zoppo, pur essendo cedibile le banche non sono interessate a prenderlo. Inoltre sta emergendo un problema sull’affidabilità del settore, nonostante le garanzie di Stato, alcuni istituti di credito richiedono fidejussioni accessorie per concedere linee di finanziamento.
Manifestazione Fipe, il grido dei 10mila: “Siamo a terra! Ci rialzeremo, ma gli aiuti arrivino subito”
Una protesta tanto ordinata e silenziosa quanto determinata. Sono oltre 10mila le persone che si sono riunite nelle 25 piazze allestite lungo tutta la penisola per esprimere i valori economici e sociali della ristorazione e dell'intrattenimento italiano. La chiusura anticipata di bar e ristoranti e le misure restrittive nei confronti di imprese di catering, banqueting e intrattenimento, rischia di essere il colpo di grazia ad un settore sull'orlo del baratro fallimentare.
Imprenditrici e imprenditori che, chiamati a raccolta da Fipe–Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici esercizi, hanno simbolicamente apparecchiato per terra, disponendo oltre 1000 coperti rovesciati a ricordare alla politica lo stato di emergenza nel quale versa il settore della ristorazione con 300mila posti di lavoro a rischio, 50mila aziende che potrebbero chiudere entro fine 2020 e 2,7 miliardi di euro bruciati solo per effetto dell’ultimo decreto. Protesta del tutto apolitica, pacifica e nel pieno rispetto delle regole, a dimostrazione del grande senso di responsabilità che ha sempre caratterizzato gli imprenditori del settore.
“Noi oggi siamo a terra ma non ci arrendiamo – sottolinea il Presidente della Fipe-Confcommercio, Lino Enrico Stoppani -. Prima della pandemia davamo da mangiare a oltre 11 milioni di persone ogni giorno e vogliamo continuare a farlo. Oggi ci viene chiesto di sospendere la nostra attività per senso di responsabilità e per contribuire a ridurre l’impennata dei contagi. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, pur sapendo che i nostri locali sono sicuri. Lo sappiamo perché lo dicono i dati e lo sappiamo perché nei mesi scorsi abbiamo investito tempo, risorse ed energie per renderli sicuri. Non siamo untori e rivendichiamo il diritto di lavorare”.
“Il Decreto Ristori approvato dal Governo – prosegue Stoppani - è un primo importante segnale che va apprezzato, ma dopo decine di provvedimenti che hanno avuto problemi a diventare realmente operativi, penso ad esempio ai ritardi della cassa integrazione, il fattore tempo è essenziale per recuperare un po' di fiducia nelle istituzioni. Se le risorse promesse non arriveranno sui conti correnti degli imprenditori entro i primi giorni di novembre, il Paese perderà una componente essenziale dell’agroalimentare e dell’offerta turistica che da sempre ci rendono unici al mondo”.
Proprio per ribadire l’importanza del settore della ristorazione e dei pubblici esercizi in generale, i partecipanti alla manifestazione hanno imbracciato una serie di cartelli con impresse le loro parole d’ordine: dalle categorie professionali (cuochi, lavapiatti, bartender, sommelier, bagnini…) ai valori rappresentati (professionalità, accoglienza, ospitalità, passione…) ai numeri della crisi. Un modo per raccontare un mondo di saperi che rischia di perdersi.
Ristoratori in piazza a manifestare i tutta Italia il grido d'allarme dei pubblici esercizi: “Siamo a terra”
Se non accompagnate da aiuti concreti e immediati, le ulteriori restrizioni contenute nell’ultimo DPCM rischiano di essere il colpo di grazia per il settore dei pubblici esercizi, già tra i più colpiti dalla spaventosa crisi generata dalla pandemia. Infatti, secondo le stime, a fine anno il comparto rischia di perdere 50.000 aziende con ben 300.000 posti di lavoro in bilico.
Per questo, oggi mercoledì 28 ottobre, alle 11.30, in 24 piazze di tutta Italia, gli imprenditori dei pubblici esercizi si danno appuntamento per far sentire la propria voce, in maniera pacifica e nel pieno rispetto delle regole, per ribadire l’enorme valore economico, sociale ed antropologico delle proprie attività e chiarire una volta per tutte che non esiste connessione alcuna tra la frequentazione dei Pubblici Esercizi e la diffusione dei contagi, come dimostrato da fonti scientifiche che attribuiscono piuttosto ad altri fattori, tra cui mobilità, sistema scolastico e mondo del lavoro, le cause di contagio.
“Scendiamo in piazza per evitare che passi il messaggio che i pubblici esercizi abbiano un ruolo nella diffusione del contagio. - dichiara Lino Enrico Stoppani, Presidente della Fipe-Confcommercio - Non esiste alcuna connessione tra quest’ultimo e l’apertura dei locali, anche perché gli operatori del settore rispettano seriamente i protocolli sanitari imposti e validati dal Cts e dall’Inail. Protocolli che hanno richiesto investimenti economici significativi e garantito sicurezza ai consumatori”.
“Il settore rischia il suo futuro. - continua Stoppani – Il Governo, anche in incontri odierni, ha confermato l’impegno di dare seguito immediato a molte delle misure richieste in più occasioni dalla nostra Federazione. Contributi a fondo perduto, interventi sulle locazioni, cancellazione - differimenti di scadenze fiscali, ammortizzatori sociali. Aspettiamo di vedere il provvedimento in approvazione oggi in Consiglio dei Ministri, è fondamentale per consentire la sopravvivenza di un comparto decisivo per la filiera agroalimentare e per il turismo di questo paese”.
Covid, Fipe-Confcommercio risponde a Bersani: “Ha preso a schiaffi chi è in difficoltà, chieda scusa”
“Le parole di Bersani hanno fatto più male alla categoria dei ristoratori di quanto abbia fatto il coronavirus. Non tanto e non solo perché dimostrano un retro pensiero superficiale e falso, ma soprattutto perché nascondono la voglia di una certa politica di dividere tra imprese di serie A, che meritano di essere salvate, e imprese che possono essere lasciate morire. Non intendiamo accettare questa logica vergognosa e pretendiamo le scuse pubbliche immediate da parte dell’ex ministro Bersani che, è bene non dimenticarlo, con le sue riforme ha contribuito a penalizzare le realtà più piccole, cambiando il volto dei centri storici delle nostre città”.
Così Aldo Cursano, vicepresidente vicario di Fipe Confcommercio – Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi risponde a Pier Luigi Bersani che, durante una trasmissione televisiva, giovedì scorso aveva accusato i ristoratori di evadere il fisco.
“Bersani si dovrebbe scusare per queste parole, pronunciate in un momento in cui ci sono 400mila lavoratori dei pubblici esercizi a casa in cassa integrazione e il rischio concreto che entro fine anno muoiano 50mila imprese – aggiunge Cursano -. Non per colpa del virus, ma per la mancanza di un’adeguata copertura finanziaria necessaria a compensare le perdite delle imprese. Perché una cosa deve essere chiara: il governo ha il diritto di attivare le restrizioni che ritiene necessarie, ma non quello di scaricare i costi solo sui privati”.
“Il settore dei pubblici esercizi, in barba ai luoghi comuni di Bersani – conclude Cursano -, ha contribuito a tenere in piedi il sistema fiscale del Paese e ora chiediamo solo che un po’ di quanto abbiamo dato ci venga restituito per permetterci di sopravvivere. Il nostro settore conta 1,3 milioni di lavoratori, in larga maggioranza donne, e crea un valore aggiunto di oltre 90 miliardi di euro l’anno e merita qualcosa di più delle livorose parole di Bersani”.
Il piatto piange…
I ristoranti al termine dell’estate lavoravano a basso regime, si stanno svuotando a causa dell’effetto psicologico negativo determinato dall’impennata di nuovi casi, Lo stesso vale anche per bar, pasticcerie e locali di intrattenimento in genere: questo fino a ieri. Oggi invece si trovano nell’impossibilità fattiva di lavorare a causa delle restrizioni negli orari di apertura imposti dal nuovo DPCM del 25 Ottobre.
“Gli ultimi provvedimenti presi dal Governo – interviene Luca Chiapella, presidente di Confcommercio-Imprese per l’Italia-della provincia di Cuneo – per il contenimento della seconda ondata di Covid-19 stanno mettendo definitivamente in ginocchio i pubblici esercizi”.
“Si tratta – sottolinea Giorgio Chiesa, presidente dell’Associazione Albergatori Esercenti ed Operatori Turistici della provincia di Cuneo – di un’ulteriore emergenza. In qualità di rappresentanza di FIPE-Confcommercio, accenderemo un riflettore mercoledì 28 ottobre 2020, dalle ore 11,30 alle ore 12,30, a Cuneo, dove avrà luogo un flashmob della Categoria nell’assoluto rispetto delle prescrizioni anti-contagio previste dalla normativa vigente. Occupando in modo statico un luogo della Città in contemporanea con altri capoluoghi in tutta Italia parte dell’evento #siamoaterra voluto da FIPE”
“Sono reali – chiarisce Chiesa - l’emergenza sanitaria e la gravità del momento, ma non possiamo accettare che l’unica ricetta proposta per contrastare la pandemia sia quella di chiudere tutto oltre che generare una pericolosa psicosi di massa”.
“In questi mesi – precisa – Chiapella – gli imprenditori della ristorazione e dell’intrattenimento hanno investito risorse ingenti in sanificazioni, dispositivi di protezione per lavoratori e clienti e misure di sicurezza all’avanguardia; si tratta di sacrifici importanti, effettuati con senso di responsabilità ed attenzione al bene comune, siglando protocolli e rispettando le regole”.
“Noi imprenditori – conclude Chiesa – chiediamo con forza di poter sopravvivere, in quanto senza aiuti economici le nostre imprese saranno obbligate a soccombere, Auspichiamo una presa di posizione in ambito governativo centrale e non solo, così da scongiurare la chiusura di centinaia di imprese e la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro.
Chiediamo alla politica scelte più mirate, di sostegno ai settori maggiormente in crisi come quello della ricezione, della ristorazione e dell’intrattenimento; tempi certi per i ristori per le aziende e la proroga della cassa integrazione per i dipendenti fino a quando sarà necessario e tutto quanto promesso all’atto della presentazione dei DPCM”.
Non possiamo lasciare gli imprenditori ed i lavoratori da soli di fronte a questo momento drammatico per l’intera Categoria; così facendo si chiuderanno anche le Città con meno luci, meno insegne, meno socialità e meno qualità della vita.
Dobbiamo fare presto, servono risposte concrete e servono subito.