Fipe

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Federazione Italiana Pubblici Esercizi

La Fipe, Federazione Italiana Pubblici Esercizi, è l’associazione leader nel settore della ristorazione, dell’intrattenimento e del turismo, nel quale operano più di 300 mila aziende.
FIPE rappresenta e assiste bar, ristoranti, pizzeria, gelaterie, pasticcerie, discoteche, stabilimenti balneari, ma anche mense, ristorazione multilocalizzata, emettitori buoni pasto e casinò.

Conta circa 1 milione di addetti ed un valore aggiunto di oltre 40 miliardi di euro.
Il Presidente è Lino Enrico Stoppani.

IL RUOLO DI FIPE

FIPE si propone come aggregatore del tessuto imprenditoriale del turismo e, in particolare, della ristorazione e dell’intrattenimento in Italia nelle sue più varie forme. Il principale obiettivo è la diffusione della conoscenza dell’attività dei propri associati, il ruolo preminente che essi rivestono nella creazione del PIL del nostro Paese, la difesa del Made in Italy tipica del settore e la capillarità della presenza in tutto il territorio nazionale.

FIPE si fa portavoce delle istanze degli imprenditori e le rappresenta presso le Istituzioni: audizioni presso le Commissioni parlamentari, interventi nei gruppi di lavoro delle Agenzie governative e dei ministeri, partecipazione ai tavoli di confronto ministeriali, supporto alle Associazioni nazionali e alle singole aziende.

Obiettivo di FIPE è rendere strutturale e consolidare nel lungo periodo le relazioni con i suoi associati e con il Governo, proponendosi come trait d’union tra questi due fondamentali stakeholders.

Rappresentanti
Carlo Giorgio Comino Rappresentante

Nuovo DPCM, Fipe-Confcommercio: “Speranza punisce i bar ma salva la movida selvaggia. Assurdo”

“Se l’intento del nuovo Dpcm era quello di mettere un freno alla movida selvaggia e ridurre gli assembramenti incontrollati del fine settimana, la strada scelta è la peggiore possibile. Il ministro Speranza continua ad identificare il problema nei pubblici esercizi e nei bar, senza rendersi conto che i problemi si creano dove c’è libero accesso all’alcol da asporto. Per questo noi avevamo chiesto di impedire la vendita dopo le 18 in tutti gli esercizi commerciali, almeno nelle zone della movida. Il ministro ha invece scelto la strada opposta, privilegiando i minimarket e punendo soltanto i bar. Un’assurdità. Cambiano i governi, si modificano le maggioranze, ma i pubblici esercizi continuano ad essere penalizzati ben al di là delle loro responsabilità”.

Così Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici Esercizi.

Recovery Plan, Fipe-Confcommercio: “Investiamo su Giovani e Donne per sviluppare un turismo sostenibile”

Il rilancio del Paese passa dallo sviluppo di un turismo che sia realmente sostenibile. E per raggiungere questo risultato, l’Italia dovrà dimostrare di saper rigenerare il proprio tessuto urbano, sia nelle grandi città che nei borghi minori.

Una vera e propria rivoluzione che non può fare a meno della componente fondamentale e qualificante dell’offerta turistica nazionale: i 300mila pubblici esercizi, fiore all’occhiello del sistema Italia e terminale ultimo di una filiera d’eccellenza quale è l’agroalimentare. Per questo, è indispensabile che il Recovery Plan cui sta lavorando in questi giorni il presidente del Consiglio, Mario Draghi, punti con coraggio sulla valorizzazione dei pubblici esercizi. In particolare su tre aspetti: giovani, donne e digitalizzazione.

È questo il cuore dell’intervento effettuato da Fipe-Confcommercio, Matteo Musacci, nel corso dell’audizione odierna davanti alle commissioni Bilancio e Politiche dell’Unione europea del Senato, dedicata proprio al Piano nazionale di ripresa e resilienza.

“Negli ultimi 10 anni – sottolinea Fipe – il settore dei pubblici esercizi ha fatto registrare i tassi di crescita occupazionale più alti,soprattutto nelle aree del Paese maggiormente in difficoltà. Oggi la metà dei ristoranti è gestito da imprenditrici donne, e il 20% circa dei giovani che decide di mettersi in proprio, soprattutto in Calabria e Campania,sceglie di puntare su un locale. Abbiamo il dovere di investire su questi giovani, fornendo loro le competenze manageriali da affiancare a quelle professionali già presenti tra gli addetti delsettore, per sviluppare un’offerta di qualità così alta da far tornare i turisti nelle nostre città. Non dimentichiamoci che la cucina è il secondo fattore di scelta dell’Italia come destinazione turistica da parte degli stranieri ed è il primo motivo per il quale poi vi ritornano. Uno strumento di soft power con ricadute economiche tutt’altro che immateriali, dato che gli stranieri spendono oltre 8 miliardi di euro in servizi di ristorazione e gli italiani altri 12 miliardi l’anno”.

“È altresì necessario – aggiunge la federazione – dare impulso alla produttività dei pubblici esercizi, sostenendo la patrimonializzazione delle imprese che ora sono troppo esposte con banche e fornitori. Così come è necessario incentivare la transizione digitale dei servizi legati alla ristorazione e la riqualificazione energetica dei locali. Non si tratta solo di ristoranti, ma di veri e propri presidi territoriali, indispensabili a rendere vivibili le nostre città”.

Vicini al Mondo della Ristorazione

Il Presidente dell'Associazione Albergatori Esercenti ed Operatori Turistici della provincia di Cuneo, a seguito dell'articolo di Elena della Trattoria da Lele di Murazzano apparso su La Stampa di ieri, 1° Marzo 2021, dichiara, anche a nome della Giunta, la sua vicinanza al mondo della ristorazione

Un mondo in sofferenza, come anche lo sono in forma diversa gli alberghi, i bar, le agenzie di viaggio, i campeggi, i locali da ballo e di spettacolo e più in generale il comparto della montagna.
Una sofferenza che deriva da una pandemia di immani proporzioni che colpisce a vario livello tutto il comparto rappresentato dall'Associazione.

 

Cominciamo col dire che i Ristoratori NON sono degli untori; un termine che fortemente rigettiamo.

Purtroppo va evidenziato, quale esempio generico, che, per una serie di concause, spesso i tempi con cui ci vengono comunicate le variazioni di colore - che inevitabilmente comportano oggettivi problemi gestionali - sono ridicoli. Tante sono le cose che possono esser migliorate per dare respiro.

Il mondo della ristorazione NON si lamenta fine a sé stesso, ben comprendendo che è vittima del momento. Ma non per questo il comparto va abbandonato.

Gli Esercenti si sono adoperati in tutto e per tutto al fine di adeguarsi alle varie normative ed hanno investito in questo ingenti risorse. Malgrado ciò a volte accade che ci sia chi tra gli avventori chi crea assembramenti che di fatto penalizzano i gestori.

Ragione per la quale il mondo della ristorazione ne patisce.

Oltre a rigettare con forza il termine di "untori" si chiede quindi una maggior attenzione alle tempistiche che stabiliscono norme a seconda del colore, si chiedono ristori adeguati parametrati ad altri Stati membri dell’Unione Europea. È noto che in alcuni Paesi i ristoranti siano altrettanto chiusi, per periodi persino più lunghi dei nostri. Ma di contro in questi Paesi i ristori riservati sono puntuali e cospicui. Di certo ben maggiori rispetto a quel poco che fino ad oggi è arrivato a noi.

Chiediamo anche politiche di vaccinazione adeguate, celeri e rispondenti alla necessità di giungere ad una sorta di immunità di gregge che consenta a tutto il comparto turistico, non solo alla ristorazione, di riprendere a operare come tutti si aspettano. E tutto quanto il Governo può e vorrà fare per dare ossigeno, quell'ossigeno che il virus priva non solo a coloro che si ammalano ma anche all’economia.

La cultura dell'enogastronomia è uno dei fiori all'occhiello del Turismo e non solo di quello.

Facciamo in modo che NON muoia! Fate in modo di preservarla, sostenendola!

Fipe-Confcommercio incontra il Ministro Giorgetti: “Passi avanti su ristori ed aperture”

Si è tenuta mercoledì scorso presso il Ministero dello Sviluppo economico una lunga videochiamata tra il ministro, Giancarlo Giorgetti e il presidente di FipeConfcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, Lino Enrico Stoppani. Un incontro, sebbene virtuale, durato circa un’ora, durante il quale i rappresentanti delle categorie hanno presentato al governo un documento contenente le misure emergenziali necessarie alla ripartenza di un settore messo in ginocchio dalla pandemia.

Tre i punti principali. La richiesta di approvare rapidamente un pacchetto di misure emergenziali, adeguate e tempestive, attraverso il dl Ristori quinquies, come un nuovo meccanismo di calcolo che assicuri indennizzi a fondo perduto sulla base del reale calo dei fatturati dei Pubblici esercizi nell’ultimo anno. L’adozione di un piano di ripartenza, riprendendo il lavoro già svolto con il CTS, per la riapertura graduale ma stabile, parametrata sulle caratteristiche strutturali dei locali, che consenta ai pubblici esercizi che dispongono di servizio al tavolo di tornare a lavorare anche di sera nelle zone gialle e di giorno nelle zone arancioni. L’integrazione, all’interno del P.N.R.R., di un progetto dedicato al rilancio dei pubblici esercizi, attore fondamentale per le filiere turistica e agroalimentare.

“Il ministro Giorgetti – sottolinea il presidente Stoppani – ha ascoltato la richiesta di dare al sistema dei pubblici esercizi, piegato da oltre un anno di sacrifici, una prospettiva di ripartenza in sicurezza, puntando sulla necessità di tornare a dare dignità al lavoro, auspicando la possibilità di una riapertura graduale nelle aree gialle la sera e nelle aree arancioni fino alle 18.00. Ha annunciato anche l’intenzione di rivedere i parametri di calcolo dei ristori da inserire nel cosiddetto Dl quinquies, di modo da selezionare in maniera più precisa le imprese che hanno subito un grave danno a causa della pandemia, differenziando fra settori che hanno operato e chi invece ha particolarmente sofferto, come il comparto del turismo. Ultimo, ma non secondario, ha riconosciuto il ruolo dei Pubblici esercizi come elementi fondamentali della sicurezza urbana e della socialità. Tutte indicazioni positive che ci fanno ben sperare in un cambio di passo. Ora però attendiamo i fatti”

Cuneo-Ventimiglia-Nizza, la Ferrovia delle Meraviglie, Luogo del Cuore 2020!

“Un grande risultato per un importante gioco di squadra”

L’iniziativa “Luoghi del Cuore da non dimenticare, promossa dal FAI, Fondo Ambiente Italiano, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, è sicuramente il più importante progetto italiano di sensibilizzazione sul valore del nostro patrimonio, che permette ai cittadini di segnalare al FAI stesso, attraverso un censimento biennale, i luoghi da non dimenticare.

La Ferrovia delle Meraviglie è una straordinaria opera dell’ingegno umano, che sfida i limiti fisici, per creare un ardito collegamento tra territori e tra nazioni.

La Ferrovia Cuneo-Ventimiglia-Nizza, pensata e realizzata quasi due secoli fa, che con il suo audace tracciato unisce l’Italia alla Francia, il Piemonte alla Liguria, i monti al mare, la pianura alla costa… un filo conduttore che corre parallelo alla storia del nostro Paese e abbraccia la sua geografia. Sulle sue rotaie si intraprende un viaggio che è scoperta del territorio e del suo paesaggio. Oltre 100 chilometri di emozioni durante i quali scorrono dal finestrino la pianura piemontese, le coste della Liguria di ponente e della Costa Azzurra francese, i parchi naturali del Marguareis, delle Alpi Marittime e del Mercantour.

Grazie alle delegazioni FAI di Cuneo ed Imperia, sono nati due comitati che hanno proposto e sostenuto la candidatura della “Ferrovia delle Meraviglie”, che ci hanno coinvolto e portato a questo grande successo; a loro va il nostro ringraziamento.
“Crediamo nel valore storico e turistico-economico della linea ferroviaria Cuneo-Ventimiglia-Nizza – sottolinea Luca Chiapella, presidente di Confcommercio-Imprese per l’Italia-della provincia di Cuneo – e per questo motivo che, fin da subito, abbiamo appoggiato il progetto di concorrere al premio “I luoghi  del Cuore” del FAI, coinvolgendo tutto il nostro sistema imprenditoriale, i clienti delle attività commerciali ed i cittadini consumatori, tutti gli stakeholders che a vario titolo si occupano di Turismo, in primis, ma anche di Commercio e Servizi alla Persona ed alle Aziende”.

È stata una gara entusiasmante, con la possibilità di votare sia sul sito del FAI che in modalità cartacea, una classifica in continua evoluzione che ha visto primeggiare la “nostra ferrovia” grazie a i voti on line, ma con l’incognita dei voti cartacei; con il conteggio di questi ultimi, oggi 25 febbraio 2021 “la Ferrovia delle Meraviglie, la Cuneo-Ventimiglia-Nizza” è stata proclamata “Luogo del Cuore FAI 2020”.

“Durante i mesi della votazione – interviene il Comm. Giorgio Chiesa, presidente dell’Associazione Albergatori Esercenti ed Operatori Turistici della provincia di Cuneo – in molti hanno “scoperto” questo incredibile manufatto, ne hanno compresa l’importanza e la maestosità dell’impresa compiuta per costruirla e l’hanno votato”.

Adesso, al di là della grande vittoria nel concorso FAI, occorre che TUTTI SI IMPEGNINO a rendere questa linea degna di essere denominata “internazionale”, strutturandola adeguatamente  con  impianti idonei, nel numero delle corse,  nelle composizioni dei treni, negli orari e nelle coincidenze. A tutti noi  piacerebbe viaggiare su treni Torino-Nizza-Ventimiglia via Cuneo, adeguati alle esigenze moderne, veri treni del mare o della neve o, ancor più, il treno dell’outdoor che collega l’Alta Via del Sale con la ciclabile mare, con un sufficiente numero di carrozze, anziché la miseria di un semplice anche se utile Minuetto.

“Ora – conclude Beppe Carlevaris, presidente di Cônitours, Consorzio Imprenditori Turistici della provincia di Cuneo –, oltre alla soddisfazione del risultato e del premio economico ottenuto, noi auspichiamo fermamente che questo prestigioso riconoscimento porti all’attenzione delle Istituzioni e degli Enti preposti questa fondamentale linea di comunicazione, affinché la “Ferroviaria delle Meraviglie” venga seriamente e finalmente considerata quale volano insostituibile per la valorizzazione dal punto di vista turistico dei territori, per la crescita e lo sviluppo delle imprese che in essi operano con grandi sacrifici”.

“Conitours, oggi come in passato, è pronta a dare il suo fattivo contributo.”

Covid, Fipe-Confcommercio: “Riaprire i ristoranti di sera e nelle città con contagi più bassi”

“La riapertura serale, almeno nelle zone gialle, dei pubblici esercizi in grado di garantire il servizio al tavolo non è più rinviabile. È significativo che anche l’Anci, e dunque i sindaci di tutta Italia, si sia detta favorevole a un allentamento delle restrizioni nei confronti di bar e ristoranti. Sta crescendo la consapevolezza che è più facile far rispettare le misure di distanziamento e di sicurezza sanitaria all’interno di un locale, piuttosto che nelle piazze e nelle strade dove le persone finiscono per assembrarsi senza alcuna precauzione. Ci auguriamo che il primo Dpcm del nuovo governo segni un cambio di passo nelle politiche di mitigazione del contagio da covid19, che da troppo tempo stanno penalizzando solo alcune categorie caricandole di responsabilità che non gli spettano”.

Così Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi.

“Da un anno – prosegue la Federazione - portiamo avanti la battaglia a difesa della dignità di centinaia di migliaia di imprese che non possono essere aperte o chiuse con un’ordinanza pubblicata nella notte e valida dalla mattina successiva. Occorre rispetto per il lavoro di oltre un milione di persone e per un’intera filiera che proprio in bar e ristoranti ha un fondamentale punto di riferimento. Chiediamo ai nostri imprenditori di applicare con rigore i protocolli sanitari e chiediamo alle Istituzioni controlli a tappeto perché tutti li rispettino. Tutto questo per consentirci di poter riaprire anche alla sera, fino alle 22, in zona gialla e fino alle 18 in zona arancione. E visto che i contagi si stanno diffondendo a macchia di leopardo sul territorio, con piccoli focolai e città pressoché immuni, chiediamo che le aperture possano essere regolate anche su base locale, di modo che le misure restrittive siano efficaci e selettive”.

Bonus ristorazione, Fipe-Confcommercio: “Ritardi insostenibili nell'erogazione del contributo”

Il bonus ristorazione è fermo al palo. Gli oltre 46mila imprenditori della ristorazione che hanno chiesto il contributo a fondo perduto per l’acquisto dei prodotti agroalimentari italiani, non hanno ancora ricevuto quanto promesso dal governo.

E questo nonostante siano passati due mesi dall’ultima data utile per la presentazione delle domande, fissata per il 15 dicembre scorso.

“Ci era stato garantito – sottolinea Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi – che entro la fine di gennaio sarebbe stato effettuato il pagamento dell’anticipo del 90% sugli acquisti dei prodotti agroalimentari. Siamo a metà febbraio e ancora i ristoratori non hanno visto un euro. Chiediamo un intervento immediato da parte del neo ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli: in ballo ci sono oltre 345 milioni di euro, fondamentali per un settore messo in ginocchio dalle misure di contenimento del Covid-19. Non dimentichiamoci, inoltre, che il plafond complessivo raggiungeva i 600 milioni di euro. Queste risorse non possono essere perse, ma vanno immediatamente riallocate a sostegno della filiera agroalimentare”.

San Valentino, Fipe-Confcommercio: “Senza cene, il settore perde altri 230 milioni di euro”

San Valentino amaro per il mondo della ristorazione e non soltanto. Il divieto di cenare insieme non solo rovinerà la serata a 2,5 milioni di coppie, per lo più giovani e giovanissime, ma peserà per altri 230 milioni di euro sui conti di un settore già in ginocchio da ormai un anno. E non ci sarà alcun beneficio sul piano della sicurezza sanitaria perché i giovani di certo non rinunceranno ad incontrarsi. Con i ristoranti aperti non solo avrebbero potuto passare la serata nel modo che da sempre è il più consueto, ovvero a tavola, ma lo avrebbero fatto in assoluta sicurezza senza dover girovagare in strada alla ricerca di qualche soluzione di fortuna.

Ecco perché Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, torna a chiedere con forza un cambio di passo nelle misure di contenimento della pandemia da Covid19.

“L’aumento quotidiano del numero di persone vaccinate e il progressivo rallentamento della diffusione del virus – sottolinea la Federazione – ci stanno facendo uscire dalla fase acuta dell’emergenza. È il momento di riconquistare un po’ di qualità della vita sempre prestando la massima attenzione ai comportamenti e ai protocolli di sicurezza sanitaria. Bar e ristoranti sono luoghi nei quali è possibile mantenere il giusto distanziamento senza perdere la necessità di stare insieme. Ecco perché, come chiediamo da tempo, vanno riaperti gli esercizi la sera, fino alle 22, in zona gialla e durante il giorno nelle zone arancioni. Il tutto, garantendo i controlli da parte delle forze dell’ordine per mettere all’angolo chiunque, cittadino o impresa, non rispetti le regole. Non possiamo aspettare oltre:sarebbe stato un belsegnale se fosse partito proprio la sera di San Valentino. Perché fermare la voglia di 2,5 milioni di coppie, in particolare giovani e giovanissimi, di stare insieme è impossibile. Meglio lasciare che si incontrino in luoghi sicuri come i locali”.

La Ristorazione non può essere un servizio essenziale solo per turisti e lavoratori

Fipe-Confcommercio: “Riaprire pe tutti”

“La politica delle deroghe e delle aperture a macchia di leopardo determina squilibri pericolosi per la nostra categoria. È giunto il momento di adottare un approccio di filiera: se le città tornano alla vita, con gli uffici che riaprono in presenza anche in zona arancione, è giusto che vengano ripristinati anche i servizi essenziali, come i ristoranti per chi lavora. Altrimenti si rischia una confusione che non fa bene a nessuno”.

Con la ripresa delle attività ordinarie e a 5 giorni dal via libera agli spostamenti tra Regioni, FipeConfcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, accende i riflettori su un altro problema che rischia di compromettere questa fase di ripartenza graduale, quello delle aperture frammentate.

Una posizione, quella di Fipe-Confcommercio resa ancora più forte dal fatto che le stesse Regioni, nello scrivere le linee guida per la riapertura delle attività sciistiche, approvate dal governo, definiscono rifugi e ristoranti “presidio” essenziale per zone nelle quali il flusso di persone è molto elevato. Una fattispecie che si ritrova nelle città con grandi concentrazioni di uffici e attività produttive o cantieri. Da qui la richiesta di un approccio coordinato e coerente in tutte le zone del Paese che si traduce, di fatto, nella riapertura delle attività di ristorazione anche la sera.

A preoccupare, in particolare, è l’approccio che prevede aperture a singhiozzo per le attività di ristorazione, reso evidente non solo dalle nuove linee guida ma anche dalla possibilità di aprire i ristoranti in zona arancione, purché siano appannaggio esclusivo dei lavoratori.

“Vicini e connessi”

Fipe-Confcommercio sostiene l'iniziativa di solidarietà digitale promossa da Ministro per l'Innovazione tecnologica e la digitalizzazione

Sostenere i pubblici esercizi in un momento di grandissima difficoltà offrendo strumenti e consulenza per favorire il processo di digitalizzazione delle attività. È questo l’obiettivo di “Vicini e Connessi”, l’iniziativa di solidarietà digitale avviata dalla Ministra per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, Paola Pisano, che Fipe-Confcommercio intende sostenere con una serie di iniziative a partire dal webinar programmato per mercoledì 10 febbraio alle ore 11.00.

Il progetto offre l’opportunità ai pubblici esercizi ma più in generale al commercio di prossimità, in un momento in cui la pandemia ha completamente modificato le modalità di consumo a cui eravamo abituati, di mantenere un rapporto costante con i consumatori sfruttando la tecnologia.

Sulla piattaforma Vicini e Connessi gli esercenti potranno scegliere in un elenco di oltre 100 servizi, offerti gratuitamente da aziende ed enti invitati a partecipare dal Dipartimento per la Trasformazione digitale, quelli più congeniali alla loro attività. Gli imprenditori potranno in questo modo provare a contrastare gli effetti delle misure restrittive e il conseguente drastico calo della domanda e proseguire il lavoro anche in un periodo di emergenza sanitaria caratterizzato da forti limitazioni agli spostamenti e chiusure forzate. Nello specifico, ogni esercente potrà vendere i propri prodotti e servizi attraverso il digitale, ricevere consulenza, supporto e assistenza informatica, effettuare e gestire le consegne a domicilio, promuovere e valorizzare i propri prodotti e servizi su canali innovativi.

“L’iniziativa di solidarietà digitale promossa dal Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazionedichiara Matteo Musacci, Vice Presidente di Fipe-Confcommercio - è certamente lodevole in un momento in cui la transizione digitale diventa ancora più centrale per via delle tante restrizioni che la pandemia ha imposto al commercio fisico. La trasformazione digitale del business non è tuttavia la chiave per gestire l’emergenza ma anche per immaginare il futuro quando finalmente questa brutta esperienza sarà alle nostre spalle. La tecnologia, infatti, può venire in soccorso di un comparto martoriato aiutando gli imprenditori a non interrompere il proprio lavoro. Ci aspettiamo che nell’agenda del piano di ripresa e resilienza ci sia spazio anche per la transizione digitale dei pubblici esercizi che sono uno dei pilatri più importanti della filiera agroalimentare e della filiera turistica”.

News

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