Affordable Housing Act: FIMAA Italia, sulla crisi abitativa ogni Paese ha bisogno di misure diverse

Affordable Housing Act: FIMAA Italia, sulla crisi abitativa ogni Paese ha bisogno di misure diverse

Fimaa alla Commissione Politiche Ue della Camera: gli Stati devono poter definire indicatori, soglie e interventi specifici

L’obiettivo di garantire una maggiore accessibilità all’abitazione è pienamente condivisibile, ma deve essere perseguito attraverso strumenti proporzionati, mirati e realmente efficaci, senza creare una contrapposizione tra diritto all’abitazione e diritto di proprietà. Le situazioni di effettiva tensione abitativa infatti richiedono interventi specifici, calibrati sulle caratteristiche dei singoli territori e fondati su una concreta valutazione delle cause che determinano la riduzione dell’offerta abitativa. È la posizione che ha espresso Fimaa Italia-Confcommercio, intervenendo questa mattina in audizione di fronte alla Commissione Politiche dell’Unione europea della Camera. Fimaa ha
sottolineato in particolare che è necessario intervenire anche sulle condizioni che ostacolano l’immissione sul mercato degli immobili inutilizzati e lo sviluppo della  locazione residenziale di medio e lungo periodo.

“Il Regolamento prevede limitazioni sulla base di criteri eccessivamente ampi e automatici, ha commentato Fimaa riferendosi in particolare alle condizioni che consentono di dichiarare lo stress abitativo. Un approccio uniforme per tutta l'Ue non terrebbe conto delle specificità del mercato italiano e delle differenze tra grandi città, piccoli centri, aree interne e territori turistici. Preoccupa, inoltre, l'estensione del provvedimento all'acquisto e all'utilizzo di immobili non destinati ad abitazione principale, che andrebbe oltre le locazioni brevi incidendo su seconde case, immobili ereditati e investimenti. Auspichiamo quindi che l’Italia si batta per evitare misure generalizzate e per fare in modo che gli Stati membri conservino adeguati margini di intervento”.

In Italia esistono circa 9,5 milioni di immobili vuoti e, secondo una stima prudenziale, è possibile recuperarne almeno 5,5 milioni per fini abitativi. Le locazioni brevi invece riguardano circa 600mila immobili, neppure il 2% degli oltre 35 milioni di unità residenziali. In alcune delle principali mete turistiche si arriva al 6%. Le locazioni brevi  insomma hanno un impatto estremamente marginale sulla crisi abitativa, il fattore che influisce maggiormente, invece, è l’assenza di una regolamentazione che favorisca la locazione.

La Federazione ha sottolineato che le locazioni brevi rappresentano una componente importante dell’offerta turistica nazionale, in particolare nei territori caratterizzati da una forte stagionalità della domanda, come piccoli Comuni, aree interne, località balneari e montane. In queste aree gli immobili difficilmente sarebbero destinati al mercato della locazione residenziale ordinaria. Inoltre, la ricettività diffusa accoglie una categoria di turisti che non sempre preferisce rivolgersi alle strutture tradizionali.

La Federazione aderente a Confcommercio ha espresso forte preoccupazione per i criteri che consentono di individuare le aree in condizioni di stress abitativo. “Il  Regolamento prevede un approccio uniforme per tutta l’Ue – ha evidenziato Fimaa – che si basa esclusivamente sul rapporto tra prezzo e reddito. Questo parametro non è in grado di dare il giusto peso alle specificità del mercato italiano e alle differenze tra grandi città, piccoli centri, aree interne e territori turistici. Uno strumento destinato a fronteggiare specifiche situazioni di stress rischia pertanto di trasformarsi in un limite generale all’utilizzo della proprietà immobiliare”.

Infine, la Federazione ha criticato fermamente la scelta di adottare un regolamento al posto di una direttiva. Il regolamento, infatti, ha applicazione diretta negli ordinamenti nazionali, mentre “in una materia del genere, l’Unione europea dovrebbe limitarsi a stabilire obiettivi e principi comuni, ha aggiunto il Vicepresidente Vicario di FIMAA. Gli Stati membri infatti devono disporre di adeguati margini di intervento per definire gli indicatori, le soglie e le misure concretamente applicabili, in considerazione delle specificità dei vari territori”.

Secondo Fimaa è quindi necessario che il Governo italiano si adoperi per apportare una serie di interventi. In particolare, per individuare le aree critiche è necessario  prendere in considerazione un insieme di indicatori sulla disponibilità di alloggi destinati alla locazione ordinaria, l’andamento dei canoni, la presenza di immobili inutilizzati, l’andamento demografico, la pressione turistica e l’effettiva incidenza delle locazioni brevi. Inoltre, gli Stati membri devono avere la possibilità di calibrare quale sia il  rapporto tra reddito e prezzo per determinare l’applicazione di restrizioni.