Federazione Moda Italia-Confcommercio "Preoccupano le vendite. I rincari frenano gli acquisti. Servono segnali e progetti costruttivi dal Governo"

Federazione Moda Italia-Confcommercio "Preoccupano le vendite. I rincari frenano gli acquisti. Servono segnali e progetti costruttivi dal Governo"

In tempi di caro bollette il classico shopping della moda non decolla e anche se è presto per dichiarare un effettivo calo delle vendite tra i negozianti del settore serpeggia una forte preoccupazione. “Abbiamo collezioni bellissime acquistate tra dicembre 2021 e gennaio 2022, capi anche costosi che abbiamo comprato con aspettative ottimistiche, che la pandemia passasse, ma ora la situazione di grande difficoltà non può che preoccuparci”.

E’ quanto afferma Federazione Moda Italia-Confcommercio, in rappresentanza di 178.127 negozi di moda, tessile, abbigliamento, calzature, pelletterie, accessori ed articoli sportivi in cui operano 293.497 addetti in Italia.

“L’aumento dei costi in generale e delle bollette fa sì che i consumatori siano prudenti. I consumi rallentano quando c’è incertezza – aggiunge – e anche se c’è una gran voglia di ritorno alla normalità e soprattutto da parte femminile di comprare qualcosa, la frenata economica sta condizionando l’appeal di acquisti di abbigliamento e accessori”.

In base a un sondaggio flash che Federmoda Italia sta svolgendo dal 30 settembre al 10 ottobre tra i commercianti emerge che “le vendite sono leggermente inferiori o stabili, ma sta di fatto che molti negozi stanno pensando di chiudere anche per l’enorme aumento dei costi”.

“Ci attendiamo segnali e progetti costruttivi dal governo, – sostiene Federmoda – lavoreremo sulla filiera dal produttore al consumatore ma pensiamo di avere una interazione con le altre associazioni: Cna, Confartigianato, Confindustria, Confesercenti per fare un ragionamento insieme e cercare di risolvere il problema della moda, un problema latente per impedire che i negozi chiudano, e poi riaprano più come moda”. “Il fenomeno riguarda alcune città e certi comuni più piccoli e
poco frequentati dove non c’è lo shopping tourist. E poi – sostiene Federmoda – la clientela deve capire che se uno compra un vestito online alimenta una concorrenza sleale, sul web infatti i costi non sono comparabili con quelli che abbiamo noi”.