Caro energia: Da Federazione Moda Italia-Confcommercio un grido d’allarme e un appello alla politica

Caro energia: Da Federazione Moda Italia-Confcommercio un grido d’allarme e un appello alla politica

"A rischio il 10% dei negozi di moda. Tre richieste fondamentali per salvare il settore moda"

Caro energia e inflazione rischiano di mettere al tappeto 178.127 negozi di moda, tessile, abbigliamento, calzature, pelletterie e accessori in Italia in cui operano 293.497 addetti.
A lanciare l’allarme che pone a rischio chiusura almeno il 10% delle attività commerciali della moda è Federazione Moda Italia-Confcommercio, che chiede alla politica attenzione ad un settore consapevole della situazione attuale che contribuisce in maniera importante alla produzione del PIL, alla vitalità dei centri storici e all’attrattività turistica delle nostre città: “Dopo le restrizioni e le chiusure, peraltro non ristorate in maniera soddisfacente, le bollette di gas e luce sono un ulteriore colpo da knock down per molti negozi che faranno fatica a rialzarsi. Sono costi che impatteranno sicuramente sulla tenuta e sui bilanci delle aziende. Chiediamo, pertanto, alle Istituzioni come dovremo comportarci e chi pagare per primi tra bollette energetiche, tasse, fornitori, affitti, stipendi e servizi. Le nostre aziende si stanno impegnando per contenere i prezzi e rendere appetibili i prodotti destinati a un consumatore sempre più attento e con una capacità di spesa invariata. Basti pensare che ad agosto l’inflazione è schizzata all’8,4%, ma le variazioni tendenziali di abbigliamento e calzature sono aumentate solamente dell’1,7%. Non vogliamo perdere ulteriori vetrine e insegne di negozi che svolgono una funzione sociale oltre che economica perché rispondono alle esigenze di aggregazione, di sicurezza e di normalità.
In sintonia con le richieste del Presidente di Confcommercio, Federazione Moda Italia lancia un appello alle forze politiche e al Governo con tre punti fondamentali: 1) l’intervento immediato sul caro energia che possa compensare gli insopportabili rincari per i negozi di moda; 2) un credito d’imposta sui canoni di locazioni commerciale oltre al blocco degli aumenti Istat; 3) l’indispensabile riduzione del cuneo fiscale. Serve, inoltre – conclude Federmoda – un’assunzione di responsabilità da parte dei fornitori di energia e gas che, in questo periodo, realizzano consistenti utili senza riversarne i vantaggi sulla collettività. Federazione Moda Italia vuole continuare a dare coraggio e fiducia alle imprese che resistono, a quelle che potrebbero aprire ed anche ai collaboratori e ai dipendenti che condividono con le aziende questo difficile momento”.