Perché colpire indiscriminatamente un’intera categoria produttiva?

Perché colpire indiscriminatamente un’intera categoria produttiva?

Nei giorni scorsi è apparso su La Stampa, con eco sui social, un articolo dal titolo “cuochi e camerieri stufi di essere sfruttati”.

Fa bene la Preside dell’Alberghiero di Mondovì a sostenere che esistono aziende eccellenti ed integre, perché così è per la maggioranza. Per contro di fatto l’articolo, dal titolo, suscita nel lettore sdegno e rimprovera un’intera categoria. Cosa sbagliata. Si potrebbe dire che a causa di pochi incapaci dirigenti scolastici la scuola italiana faccia acqua da tutte le parti? Sarebbe ingiusto.

Ritengo pertanto doveroso prendere le distanze da affermazioni qualunquiste e generiche che sfruttano echi ridondanti. Esiste un interlocutore quale l’Associazione Albergatori Esercenti ed Operatori Turistici della provincia di Cuneo con la quale la Preside avrebbe fatto bene a confrontarsi.

Assurdo fare gli esterofili paragonando gli stipendi in Germania; dove i 1.800,00€ valgono tanto quanto la metà in Italia a causa della differenza di parametro del costo della vita. Aggiungo che quel salario qui in Italia non lo raggiunge (forse) nemmeno un operaio specializzato in una grande fabbrica. Figuriamoci se l’economia di un ristorante può permetterselo per un giovane o una giovane che escono, imberbi e da formare nella pratica!, da un istituto alberghiero.

Il lavoro stagionale esiste da sempre. Quello a chiamata è frutto dell’insicurezza del momento che dilaga. Ma chi è veramente preparato e ben disposto – nella sua accezione più positiva - ha ampie possibilità di trovare lavoro. La gavetta invece è stata negli anni lo strumento di crescita che ha portato alla ribalta grandi nomi della ristorazione ma non solo di quella in ambito turistico. La gavetta non è uno strumento di sfruttamento, bensì costituisce il graduale inserimento di un giovane in un ambito lavorativo, come quello della ristorazione, che richiede spirito di abnegazione, di dedizione, di aggiornamento e studio continuo. Se si vuole avere successo.

Fondamentale per fare ciò occorre avere la passione quale molla che ti fa abbracciare questa professione. Le ore che si devono dedicare non corrispondono, è vero, alle canoniche 8 di un qualsiasi impiegato. Ma sono le stesse che dedica un qualsiasi imprenditore legato al mondo del servizio. Si lavora quando gli altri si divertono, è vero. Ma è una scelta che ciascuno è libero di fare o non fare. Inutile pertanto frequentare l’Alberghiero se poi non si è pronti a lavorare il sabato e la domenica, Ferragosto piuttosto che il giorno di Natale o a San Silvestro. Questo è.

Concordo che gli stipendi dovrebbero essere più alti e forse, come qualcuno ha già affermato, lo Stato (messaggio chiaro), anziché supportare i “sofaisti” con il reddito di cittadinanza, farebbe meglio a sollevare la tassazione delle imprese, chiedendo in cambio a queste di riversare le detrazioni ricevute in favore dei dipendenti aumentando così i salari di questi.

Concludo, relativamente alle difficoltà delle imprese a reperire mano d’opera, evidenziando quante siano le offerte di posti di lavoro che restano prive di risposta. Tante, troppe. E non solo nel Cuneese. Con la conseguenza, assurda dopo tutto quanto la categoria ha patito durante la pandemia, di obbligare gli imprenditori a rimboccarsi le maniche e a tornare loro stessi a fare i cuochi, i camerieri e persino i lavapiatti.

Sarà solo colpa dello “sfruttamento indotto”?

 

Comm. Giorgio Chiesa, Presidente Pro tempore Associazione Albergatori Esercenti ed Operatori Turistici della provincia di Cuneo