Fipe

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Federazione Italiana Pubblici Esercizi

La Fipe, Federazione Italiana Pubblici Esercizi, è l’associazione leader nel settore della ristorazione, dell’intrattenimento e del turismo, nel quale operano più di 300 mila aziende.
FIPE rappresenta e assiste bar, ristoranti, pizzeria, gelaterie, pasticcerie, discoteche, stabilimenti balneari, ma anche mense, ristorazione multilocalizzata, emettitori buoni pasto e casinò.

Conta circa 1 milione di addetti ed un valore aggiunto di oltre 40 miliardi di euro.
Il Presidente è Lino Enrico Stoppani.

IL RUOLO DI FIPE

FIPE si propone come aggregatore del tessuto imprenditoriale del turismo e, in particolare, della ristorazione e dell’intrattenimento in Italia nelle sue più varie forme. Il principale obiettivo è la diffusione della conoscenza dell’attività dei propri associati, il ruolo preminente che essi rivestono nella creazione del PIL del nostro Paese, la difesa del Made in Italy tipica del settore e la capillarità della presenza in tutto il territorio nazionale.

FIPE si fa portavoce delle istanze degli imprenditori e le rappresenta presso le Istituzioni: audizioni presso le Commissioni parlamentari, interventi nei gruppi di lavoro delle Agenzie governative e dei ministeri, partecipazione ai tavoli di confronto ministeriali, supporto alle Associazioni nazionali e alle singole aziende.

Obiettivo di FIPE è rendere strutturale e consolidare nel lungo periodo le relazioni con i suoi associati e con il Governo, proponendosi come trait d’union tra questi due fondamentali stakeholders.

Rappresentanti
Carlo Giorgio Comino Rappresentante

Pubblici esercizi, il dibattito su eventuali restrizioni alla mobilità preoccupa le Imprese della Ristorazione

La stagione estiva sta per entrare nel suo pieno, eppure la preoccupazione degli imprenditori cresce a causa dell’incertezza generata dal dibattito sulla possibilità di introdurre nuove restrizioni alla mobilità dei cittadini. Questo nonostante il generale aumento della fiducia, tornata ai livelli dello stesso periodo del 2019, e una buona capacità di ripresa dimostrata dalle performance economiche registrate nel II trimestre di quest’anno. Un netto miglioramento, dunque, rispetto al periodo buio del lockdown, eppure le recenti discussioni, unite all’assenza di turismo internazionale, appaiono come una possibile doccia fredda agli occhi degli esercenti che solo da poche settimane hanno potuto riprendere a lavorare con un minimo di continuità.

Ecco quanto emerge dall’analisi congiunturale condotta dal Centro Studi di Fipe-Confcommercio, Federazione Italiana Pubblici Esercizi, sul sentiment delle imprese.

Fipe, la campagna #SicurezzaVera entra nel vivo

Il contrasto alla violenza di genere passa sempre di più dai Pubblici Esercizi. Luoghi affollati e vitali, soprattutto in estate, i bar, i ristoranti e i locali italiani si preparano a diventare presìdi di sicurezza a difesa delle donne e promotori della cultura di genere.

È infatti pronto a entrare nel vivo il progetto #sicurezzaVera, partito ufficialmente il 28 aprile scorso con la firma di un protocollo tra la Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, il Gruppo Donne Imprenditrici della Federazione e la Polizia di Stato.

L’obiettivo è quello di incrementare i livelli di sicurezza delle persone e degli stessi esercizi, nel quadro di aggiornate strategie di prevenzione di eventi illegali o pericolosi, connessi a forme di violenza di genere”.

“Troppo spesso i pubblici esercizi vengono dipinti come luoghi pericolosi – sottolinea la presidente del Gruppo Donne Imprenditrici di Fipe – Confcommercio, Valentina Picca Bianchi. Luoghi nei quali si pensa che sia lecito fare avances spinte alle ragazze che servono ai tavoli, o nei quali un sorriso in più fatto da una donna che lavora dietro a un bancone viene subito male interpretato. Luoghi in cui si lavora fino a notte fonda e, spesso le donne, titolari o dipendenti che siano, chiudono le saracinesche rimanendo sole nelle città ormai quasi deserte. Noi vogliamo ribaltare questo stereotipo e rafforzare i nostri locali in presìdi di legalità e di sicurezza, nonché, creare una rete per promuovere e diffondere la cultura di genere. Per le dipendenti, le clienti e le titolari di aziende. E il primo passo per prevenire la violenza è quello di riconoscere i segnali di pericolo. Grazie al supporto della Polizia di Stato, insegneremo sia alle donne sia agli uomini a riconoscere questi segnali e insegneremo loro come reagire”.

Il modello verrà esteso a tutti gli esercizi pubblici che rappresentano da sempre la più ampia rete di presidio territoriale di cultura, socialità e tradizione presenti in Italia: 1 esercizio pubblico ogni 250 abitanti, 1 bar ogni 400 abitanti.

Il progetto darà centralità ai Pubblici Esercizi sotto due aspetti principali: uno, riconoscendoli come punto di riferimento e luogo sicuro; due, rafforzando la sicurezza all’interno dei locali stessi. Il progetto sarà promosso da una campagna di comunicazione multitarget e omnicanale. Parleremo ai ragazzi e agli adulti con l’obiettivo di creare un network permanente sulla cultura di genere. Il centro del progetto saranno le iniziative informative e formative per diffondere la conoscenza delle tematiche relative alla cultura di genere e alla violenza basata sul genere grazie al contributo attivo della Polizia di Stato.

Vera, dal germanico protezione, è il nome di una donna. É un nome forte, deciso, determinato in cui ogni donna potrà identificarsi: “Io sono Vera, Ogni donna è Vera”. Vera è anche un'esclamazione: “io sono Vera quando sono #sicura”. Vera è una donna nuova, consapevole e sicura e con gli occhi aperti.

Vera vuole sensibilizzare e promuovere la cultura di genere, il rispetto, il valore della diversità, la condivisione e l’inclusività.

Fipe Donne: “L’Imprenditoria femminile va sostenuta. Ridicolo ricorrere ai giudici”

“Il fatto che un imprenditore abbia presentato ricorso al Tribunale amministrativo contro un bando di gara che prevedeva un punteggio extra per le imprese femminili, significa che la concorrenza delle donne imprenditrici, anche nella ristorazione, comincia a incidere e forse a dare fastidio. E non potrebbe essere altrimenti, visto che tutti gli studi dimostrano che le donne, quando sono messe in condizione di competere alla pari con gli uomini, non hanno nulla in meno, anzi. Ciò nonostante, ci sembra ridicolo che, in un Paese che ancora deve ricorrere alle quote rosa per garantire alle donne un’adeguata rappresentanza nelle istituzioni, esista qualcuno pronto a ricorrere a un tribunale per bloccare un provvedimento che altro non vuole fare se non sostenere l’imprenditoria femminile. Una scelta che dimostra che la strada da fare, dal punto di vista culturale, è ancora molto lunga. In ogni caso, questa assurda decisione del Tar pugliese non ci spaventa: riusciremo a ritagliarci gli spazi che meritiamo anche senza punteggi extra nelle gare pubbliche e senza quote rosa”.

Così Valentina Picca Bianchi, presidente del Gruppo Donne di Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, commenta la sentenza del Tar della Puglia che ha annullato un bando di gara indetto dall’amministrazione comunale di Salve, provincia di Lecce, in quanto prevedeva un punteggio extra per le imprese femminili. Fattispecie che, secondo il Tribunale, configura di fatto una discriminazione anti maschile.

Riaperture, 160mila locali pronti a ripartire da giugno. Fipe-Confcommercio: “Ma mancano 150mila lavoratori”

Tutto pronto per la ripartenza definitiva del mondo della ristorazione. A partire da martedì 1 giugno, le 160mila attività che dal 26 aprile scorso sono state impossibilitate a lavorare a regime a causa del divieto di somministrare cibi e bevande all’interno dei locali, hanno riaperto i battenti.

Si tratta del 46% circa delle imprese della ristorazione, il cui lockdown, di fatto, è stato prolungato di un mese e mezzo.

“Sono stati mesi drammatici per il comparto della ristorazione, ma finalmente si comincia a guardare con fiducia ai prossimi mesi – sottolinea Roberto Calugi, Direttore generale di Fipe-Confcommercio, Federazione italiana dei Pubblici esercizi -. Nel Paese c’è una grande voglia di ripartire, gli italiani hanno voglia di riprendere in mano le loro vite e riappropriarsi dei luoghi della socialità. Ecco perché confidiamo in un rimbalzo molto positivo dopo questo lungo periodo di privazioni e solitudine. Rimane, tuttavia, un’incognita che rischia di compromettere questa ripresa: mancano all’appello circa 150mila lavoratori. In particolare stiamo parlando dei 120mila professionisti a tempo indeterminato che nel corso dello scorso anno, a causa dei troppi impedimenti imposti alle nostre attività, hanno preferito cambiare lavoro e interrompere i loro contratti. Si tratta di cuochi e bar tender di lunga esperienza, attorno ai quali, spesso, sono state costruite intere imprese. A questi si aggiungono altri 20mila lavoratori che lo scorso anno lavoravano a tempo determinato e che oggi, anche alla luce dell’incertezza sul futuro, potrebbero preferire strumenti di sostegno al reddito, invece di un vero impiego. Per invertire questo trend e rendere nuovamente la ristorazione attrattiva soprattutto per le figure più professionalizzate, è importante che la politica dia un segnale di fiducia, ribadendo che il processo di riapertura sarà irreversibile”.

Barista costretta a indossare maglie scollate per servire ai tavoli. Fipe Donne: “Questi non sono imprenditori!”

“Quella che leggiamo sui giornali è una piccola storia ignobile. È vergognoso che un imprenditore possa chiedere, più o meno esplicitamente, a una aspirante barista di indossare maglie scollate per servire ai tavoli. Le donne che operano nei pubblici esercizi sono lavoratrici, non oggetti da mettere in mostra per solleticare le fantasie di qualche triste, tristissimo avventore. Voglio essere molto chiara, per noi questi non sono imprenditori e non hanno nulla a che fare con i valori che esprime la Federazione”.

Così Valentina Picca Bianchi, imprenditrice e presidente del Gruppo Donne di Fipe-Confcommercio, commenta l’episodio raccontato da una giovane di Palermo alla redazione locale di Repubblica.

“Voglio ringraziare questa ragazza per aver raccontato questo deplorevole episodio – aggiunge la presidente –. Ha dimostrato un coraggio non comune per una giovane. Immagino l’umiliazione e il disagio profondo che debba aver provato nel momento in cui si è sentita fare questo tipo di sollecitazione”.

“Prendiamo nettamente le distanze da chi interpreta il ruolo di imprenditore con queste mortificanti pretese - aggiunge Antonio Cottone, presidente di Fipe Confcommercio Palermo -. Fortunatamente si tratta di casi isolati ma va ugualmente sottolineata con enfasi la coraggiosa denuncia della vittima di questa proposta indecente. Il suo esempio e la sua dignità devono servire a quante potrebbero imbattersi in futuro in simili situazioni. Non bisogna abbassare la guardia, tanto più in un periodo in cui la ricerca di un posto di lavoro, soprattutto per un giovane, è ancora più complicata”.

“La misura è colma – conclude Picca Bianchi -. Come Federazione stiamo lavorando per trasformare i pubblici esercizi in presidi di sicurezza e ogni volta che un imprenditore si comporta in questo modo, l’intera categoria subisce un danno incalcolabile. Noi oggi abbiamo il problema di reperire forza lavoro, visto che dopo 14 mesi di stop o di lavoro intermittente, molte persone sono sfiduciate e non credono in una prospettiva di impiego stabile. Dobbiamo tornare ad essere attrattivi, ma così facendo si ottiene l’effetto opposto: si spaventano le ragazze, le si umiliano e si allontanano anche gli avventori. I bar, i ristoranti e i locali in generale, sono luoghi in cui si formano professionisti, cortesi e competenti. Non certo dove si espone “carne da macello”, con il rischio di mettere in pericolo la loro incolumità. Sinceramente, sono amareggiata e arrabbiata”.

DL Sostegni bis, Fipe-Confcommercio: “Spinta importante, ma per la piena ripresa bisogna riaprire tutto”

Il Dl sostegni bis, pubblicato in Gazzetta Ufficiale e dunque pienamente operativo, rappresenta un aiuto importante alle imprese della ristorazione e dei pubblici esercizi in generale, in vista della piena ripresa dell’attività. Questo nuovo provvedimento integrativo, il settimo dall’inizio della pandemia, consentirà agli imprenditori di coprire una quota dei ricavi perduti nel corso degli ultimi 14 mesi, in una forbice che va dal 17 al 26%. A dirlo è l’Ufficio Studi di Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, che ha effettuato alcune simulazioni sulla base del nuovo provvedimento.

Ad esempio un ristorante che nel 2019 ha fatturato 443mila euro e l’anno successivo 309mila euro, ovvero il 30,2% in meno, calcolato su base mensile, riceverà un contributo di 5.600 che si andrà ad aggiungere ai 29 mila euro dei precedenti ristori per una copertura delle perdite del 25,7%. Ma nel caso in cui la soglia della perdita mensile del 30 % non dovesse essere raggiunta anche per pochi euro i 5.600 euro sfumano come è già capitato con il DL sostegni e pertanto i ristori complessivi scenderanno da 34 mila euro a 23 mila euro, il 17,6% del totale fatturato perso.

Discorso simile per quanto riguarda i bar. Secondo le simulazioni dell’Ufficio Studi di Fipe, un locale che nel 2019 ha fatturato 286mila euro, mentre l’anno successivo 200mila euro, riceverà da quest’ultimo decreto 3.600 euro che porteranno i ristori complessivi a poco più di 22 mila euro, pari al 25,8% delle perdite. Anche in questo caso, se le perdite calcolate su base mensile dovessero essere di poco inferiori al 30%, i ristori complessivi si ridurranno di 7mila euro circa arrivando a coprire solo il 17,7% delle perdite complessive.

“Con questo decreto il governo ha recepito diverse nostre richieste degli ultimi mesi – sottolinea il Direttore generale di Fipe, Roberto Calugi – e di questo prendiamo positivamente atto. In particolare sono da apprezzare il riconoscimento del credito di imposta sui canoni di locazione che, come sanno bene i nostri imprenditori, in condizioni normali pesano per circa il 10% sui fatturati dei Pubblici esercizi, ma ora, a causa del disastro provocato dalle misure di contenimento del Covid19, incidono per oltre il 30% sui conti delle attività. La stessa decontribuzione alternativa alla cassa integrazione è una misura importante che consentirà alle aziende di ripartire con costi meno onerosi. L’altra novità positiva è la dotazione di 600 milioni di euro per consentire ai comuni di abbattere la Tari 2021 per i locali che sono stati costretti a tenere chiuse le serrande. Ci auguriamo che i sindaci rispettino l’indicazione arrivata nelle scorse settimane da Anci, e dispongano l’esenzione completa dal pagamento per l’anno in corso. È evidente tuttavia che dalla crisi si esce solo con la pinea riapertura delle attività perché nessun ristoro sarà mai in grado di compensare le ingenti perdite subite dalle imprese. Inoltre una particolare preoccupazione va verso la tenuta di quei comparti, come ad esempio le discoteche, chiuse di fatto da inizio pandemia e senza ancora una data certa per una pur graduale riapertura”.

Ristorazione: prove di ripartenza - Presentazione del rapporto annuale

Questo rapporto fa il punto sullo stato dei pubblici esercizi in Italia utilizzando le informazioni disponibili al 31 marzo 2021. La “coda” sul 2021 si è resa necessaria non solo per meglio analizzare l’impatto di quello che può essere definito come l’annus horribilis del settore ma anche per cogliere i primi segnali di resilienza delle imprese e della sua lunga filiera.

Vengono analizzate le principali variabili macro di un settore complesso quale è quello della ristorazione senza trascurare, tuttavia, anche alcuni fenomeni micro come, ad esempio, quello relativo alla dinamica dei prezzi di alcuni prodotti di punta del consumo alimentare fuori casa. Domanda ed offerta sono gli spazi che formano il campo dell’indagine con informazioni generalmente tra le più aggiornate ma anche con il ricorso a serie storiche per avere contezza dell’evoluzione dei fenomeni.

La prima parte del lavoro è dedicata all’analisi del contesto macroeconomico soprattutto per ciò che riguarda la dinamica del valore aggiunto, dell’occupazione e dei consumi.

La seconda parte è dedicata all’osservazione di struttura e dinamica imprenditoriale utilizzando gli archivi delle Camere di Commercio. Stock delle imprese, tipologia, natalità e mortalità sono i principali fenomeni indagati. La forte vocazione territoriale delle imprese di pubblico esercizio ha suggerito di presentare le informazioni almeno a livello regionale.

Nella terza parte ci si è concentrati sulle performance economiche del settore misurando valore aggiunto, occupazione e produttività. L’illustrazione delle dinamiche strutturali di medio-lungo termine si accompagna alla presentazione di valori aggiornati e al monitoraggio della congiuntura per mezzo dell’osservatorio trimestrale della Federazione. Ampio spazio viene dato alla dinamica dei prezzi nel corso dell’ultimo anno sia in termini di variazioni che di livello.

Il lavoro prosegue con un’indagine CATI finalizzata a misurare l’impatto della pandemia attraverso la percezione delle imprese, rilevare le misure adottate per fronteggiarla insieme alla fiducia nella capacità di resilienza del mercato.

Un ampio e approfondito capitolo è dedicato, grazie al contributo di Tradelab, ai consumi e ai consumatori. Ci sono informazioni dettagliate sulla dinamica dei consumi alimentari fuori casa e sui comportamenti dei consumatori.

Il rapporto si chiude con un contributo di Bain & Company finalizzato a rilevare il punto di vista dei diversi attori della filiera (agricoltura, industria, intermediazione, ristorazione) sulle prospettive del settore nel breve e medio periodo e sulle azioni che ciascun soggetto deve mettere a terra per accelerare il processo di ripartenza.

Ristorazione a pezzi dopo un anno di pandemia, 2021 in profondo rosso

Presentato il “Rapporto Ristorazione 2020” di Fipe-Confcommercio alla presenza del Ministro Giorgetti: in un anno perso il doppio dei posti di lavoro creati dal 2013 e nessuna vera ripresa prima del 2022.

Il Presidente Stoppani: “C’è un rischio gravissimo nella dispersione di competenze e professionalità”

• Crolla l’occupazione in Italia a seguito della pandemia: penalizzati soprattutto “alloggio e ristorazione” che hanno perso 514mila posti di lavoro (unità di lavoro). Tra il 2013 al 2019 ne avevano creati 245mila.

• Cambiano i consumi degli italiani: si mangia di più in casa, obbligatoriamente, ma la bilancia è in deficit. Cresce di 6 miliardi di euro la spesa alimentare tra le mura domestiche, ma crolla di 31 miliardi di euro quella in bar e ristoranti.

• Il 97,5% delle imprese ha registrato nel 2020 un calo di fatturato. Per oltre 6 ristoratori su 10 la riduzione ha superato il 50% del volume d’affari dell’anno precedente.

• Duro il giudizio sui ristori: secondo una ricerca condotta Fipe-Format Research, per l’89,2% degli imprenditori, i sostegni sono stati inutili o poco efficaci.

• Sfiducia ai massimi storici per il mondo dei Pubblici esercizi. Nel 2010 le nuove imprese avviate erano oltre 18 mila, nel 2020 sono state solo 9.190. Nel primo trimestre 2021 crolla l’indice di fiducia sul futuro per gli imprenditori della ristorazione rispetto allo stesso periodo del 2020: - 68,3%.

• Oggi l’84,3% degli imprenditori scommette su una ripresa del settore, subordinata però alla fine dell’emergenza. Secondo gli intervistati da Fipe-Confcommercio, il 2021 sarà ancora un anno di fatturati in calo, mediamente del 20%. Il 66% dei responsabili di grandi aziende della filiera (industria, distribuzione e ristorazione) prevede una ripresa non prima del 2022-2023, mentre il 27% pensa che solo nel 2024 ci sarà una vera inversione del trend.

• La filiera prova a guardare al futuro: il rilancio del settore, secondo gli esperti, passerà da un potenziamento dei servizi digitali, food delivery in testa, e da una maggior attenzione su qualità dei prodotti, originalità nell’offerta, marketing e sostenibilità.

Cuoca violentata in una mensa scolastica. Donne di Fipe: “Fatto gravissimo. Ripristiniamo la sicurezza sul lavoro”

“È inaccettabile che una donna possa venire violentata mentre svolge il suo lavoro di cuoca, per di più all’interno della mensa di una scuola, senza che nessuno veda nulla o possa in alcun modo intervenire. La sicurezza sui luoghi di lavoro deve essere garantita sotto ogni punto di vista, ma evidentemente la strada da fare è ancora molto lunga”.

Così Valentina Picca Bianchi, presidente del Gruppo Imprenditrici Donne di Fipe–Confcommercio, in merito alla violenza sessuale subita ieri da una cuoca impegnata nel suo lavoro all’interno della mensa di una scuola dell’hinterland romano.

“Questo – aggiunge la presidente - è un episodio gravissimo che dimostra una volta di più che è necessario diffondere la cultura della sicurezza delle donne anche nei luoghi di lavoro, a cominciare dai pubblici esercizi, che non possono mai essere teatro di violenze psicologiche e fisiche soprattutto ai danni delle lavoratrici. Due settimane fa abbiamo siglato un protocollo specifico con la Polizia di Stato #sicurezzaVera, per dare il via a un progetto nazionale che trasformi tutti i locali presenti sul territorio in una rete capillare di presidi della legalità e di sicurezza. Allo stesso tempo intendiamo mandare un messaggio a tutte le donne che lavorano nei pubblici esercizi: non rassegniamoci alla violenza, combattiamola. Ci vuole consapevolezza e caparbietà. Attraverso percorsi di formazione, informazione e di confronto diretto con gli addetti sul territorio della Polizia di Stato volti a diffondere consapevolezza e a sensibilizzare tutti verso nuovi atteggiamenti virtuosi e diffusi”.

Il Bonus Bellavova è fermo al palo per un'impresa su 4. Fipe-Confcommercio: “Oltre 100 milioni non erogati”

A nove mesi dall’entrata in vigore del decreto agosto, che conteneva il cosiddetto bonus Bellanova per l’acquisto di prodotti agroalimentari locali, i contributi alle aziende sono ancora fermi al palo. Dei 330 milioni di euro richiesti dalle circa 43mila imprese che hanno fatto domanda, solo 211 milioni sono stati effettivamente erogati. E, cosa più preoccupante, il 25% delle aziende non ha ancora ricevuto un centesimo.

“Ci sentiamo presi in giro – commenta Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi -. È inconcepibile che un provvedimento sacrosanto, emanato e finanziato per far fronte a una situazione di emergenza, rimanga bloccato dai ritardi burocratici. Il Ministero delle Politiche agricole e Poste Italiane devono velocizzare immediatamente le erogazioni agli imprenditori che hanno acquistato materiali agroalimentari e che hanno diritto ai contributi promessi. Migliaia di pubblici esercizi in questo momento stanno rialzando la testa ma si trovano ancora in bilico tra ripresa e fallimento. Ogni euro è prezioso, soprattutto quelli sui quali si è già fatto affidamento. Ci auguriamo che la situazione possa essere sanata quanto prima”.

News

Giorgio Chiesa confermato presidente dell’Associazione Albergatori, il settore sindacale di Confcommercio che si occupa di enogastronomia, ospitalità e ricettività, divertimento e spettacolo ed incoming

“Ringrazio i colleghi per la fiducia, sarà un coinvolgimento condiviso tra le varie Anime del Turismo per la crescita dell’intero settore”

“Sotto il Segno della Lumaca…452ma Fiera Fredda”, la chiocciola ed i prodotti del Territorio cucinati nei ristoranti e trattorie di Borgo San Dalmazzo e delle sue Vallate

La rassegna gastronomica con il patrocinio del Comune di Borgo San Dalmazzo e dell’Associazione Ente Fiera Fredda

Turismo: Le parti sociali firmano un avviso comune per chiedere la proroga del quadro temporaneo di sostegno

Riduzione dei costi fissi, gestione dell'indebitamento e proroga della cassa integrazione sono le esigenze più urgenti